Tutto cominciò al tempo in cui Myrdin il Patriarca era rivestito ancora di carne mortale.
Quando questi sedeva sul trono dei Fèrathim quale Gran Maestro e Signore del Fèradgard, Kòlcan figlio SĂ rgoth, apprendista di Ăronor Barbabianca, cominciò a sentire il lontano ma incalzante e seducente richiamo della Disarmonia.
Divenuto membro dellâOrdine dei Bibliotecari di Aram-AssĂ ruat, e desideroso di apprendere tutta quanta lâAntica Sapienza (prerogativa che anche ai Vheliam è sempre stata negata), si approcciò di nascosto allo studio dei manoscritti carichi di magia oscura, vergati dalla mano di quellâEdurn il Furioso che tradĂŹ il mandato ricevuto da EĂ hteril e si schierò apertamente dalla parte di Mòlokor, il Vheliam Caduto.
In un primo momento egli riuscÏ a resistere al richiamo della Disarmonia e alla seduzione del potere, ma quando Vanesèl, sua compagna, venne uccisa da un brigante umano, egli cadde e cedette.
Volendo abbeverarsi allâimmonda sorgente di conoscenza di Edurn cercando di possedere il segreto della vita mortale, Kòlcan abbandonò per qualche tempo Aram-AssĂ ruat per dirigersi solitario ad Ăzuthur, gelida contrada ove venne edificata la grande torre a gradoni di ArnoutĂšl, le cui rovine ancora oggi sâergono tetre e minacciose sopra le steppe imbiancate.
Camminando tra gli ampli corridoi oscuri, permettendo alla Disarmonia di riempirgli totalmente il cuore, Kòlcan volse le spalle ai propositi per cui la sua razza era stata richiamata dalle Sette Stelle e mandata in Vahèm da Eà hteril.
Cominciò dunque a radunare intorno a sĂŠ un gruppo di giovani Fèrathim (in disaccordo con le scuole di pensiero di Avhelon) con lâintenzione di rovesciare il Gran Maestro (che nel frattempo era divenuto Ăronor), di prendere il potere.
Nella sua mente aveva partorito il proposito di creare una sorta di Impero, assoggettando tutte le razze al suo dominio ed instaurando un unico ordine su EdelĂŤas ove lâindividualitĂ doveva essere soffocata con ogni mezzo, e la bellezza armonica non dovesse essere altro che un confuso e sbiadito ricordo.
Chiamatisi Ălthur (coloro che operano nellâOmbra), Kòlcan e i suoi seguaci assassinarono molte Streghe ed altrettanti Stregoni e, cercando di incolpare i non-Fèrathim di tali delitti, fecero precipitare lâintero Fèradgard nel disordine piĂš totale.
Tuttavia i membri dellâAlto Consiglio, percependo la Disarmonia che sâera insinuata tra la loro gente, dopo attente e zelanti indagini scoprirono il movimento degli Ălthur.
Non avendo cuore di ucciderli e sperando che potessero ritrovare il senno e ravvedersi, su volere di Ăronor (divenuto nel frattempo Gran Maestro) Kòlcan ed i suoi seguaci furono esiliati dal Fèradgard.
Tuttavia la misericordia di Ăronor ebbe conseguenze nefaste per le Sei Razze di EdelĂŤas.
Dismessi i cappelli a punta e abbigliatisi con pesanti e logore cappe per apparire come dei poveri vagabondi, gli Ălthur seminarono paura, odio, sospetto e paranoia ovunque andassero.
Nellâombra cominciarono a manipolare le genti, riuscendo a muovere le fila dei Grandi Mercanti del Continente, di modo che questâultimi potessero a loro volta condizionare le scelte dei sovrani loro debitori.
Per decenni essi si mossero nellâombra, e i loro tentacoli riuscirono a espandersi in maniera capillare, soprattutto tra gli Uomini del Regno di Adamastor.
Comprendendo il pericolo châessi rappresentavano, non potendo piĂš tollerare che la Disarmonia sâespandesse incontrollata come un cancro famelico, i Fèrathim decisero di agire e di fermare, con ogni mezzo, gli Ălthur.
Vi furono diversi conflitti tra i due schieramenti lungo il corso degli anni, che culminarono poi nel grande scontro che si volse intorno alle falde di AssĂ r-Ăogar nellâanno 3420 del Calendario Fèrathon.
Durante tale battaglia, colonne di fuoco si levarono nellâaria, raggi di luce purissima spuntarono dai bastoni degli Stregoni Bianchi, e saette piombarono sulla terra con spaventosa violenza.
Chi osservò la battaglia da lontano, ne ebbe paura e, tremante, fuggÏ lontano urlando che si stava svolgendo la battaglia della fine del Mondo.
Supportati da un maligno Drago Nero di nome Nèdrogor, che taluni dicono essere discendente del Drago caduto HĂŹonar, gli Ălthur ebbero quasi la meglio sugli Fèrathim.
Questi, per sfuggire al fuoco verde-veleno della bestia nemica, si videro costretti a ripiegare in una caverna buia che sâapriva sul costone orientale della collina.
Ivi AnĂŹsanel, sposa di Ăronor, discese in avanscoperta con altre tre potenti Streghe nei profondi recessi della terra per trovare una via dâuscita, e lĂŹ sâimbattĂŠ in una femmina di Drago Bianco profondamente addormentata, il cui corpo risplendeva nel buio di luce sfavillante.
Destato dal suo sonno millenario, e presentandosi alla Strega come HĂ randal, dopo essersi fatta spiegare cosa stesse succedendo al di lĂ dellâuscio della caverna, scese in campo al fianco dei Fèrathim, riuscendo a mettere in rotta il Drago Nero e gli ultimi Ălthur rimasti.
Tuttavia, benchÊ la vittoria quel giorno fu dei Fèrathim, essi non riuscirono nÊ ad esultare, nÊ tantomeno a rallegrarsi.
Numerosi furono i loro morti, tra cui la stessa AnÏsanel che venne consumata viva dal fuoco verde di Nèdrogor.
Vedendosi sconfitti, Kòlcan ordinò al Drago Nero di volare verso LĂ wel Ăogar, e di attendere ivi nascosto che tutto fosse pronto per la sua vendetta. Poi, insieme ai suoi seguaci, raggiunse DrĂ el, un piccolo villaggio gnomico che sâaffaccia sullo Stretto di Ăsil.
Qui, corrompendo degli Gnomi dal cuore avido, gli Ălthur sâimbarcarono su tre battelli leggeri e fecero vela verso LĂ wel AnĂŹsamor, patria del popolo lidringo.
Approdati sulle coste dellâisola, gli Stregoni Oscuri sterminarono gran parte dei Lidringhi, non fecero distinzione tra civili e soldati, tra vecchi e bambini, tra uomini e donne. Coloro che vennero risparmiati dalla loro cieca violenza furono ridotti in schiavitĂš e costretti a costruire Aram-UzĂšr, replica un poâ piĂš piccola della torre a gradoni di ArnoutĂšl.
Là wel AnÏsamor venne dichiarata da Kòlcan suo dominio personale e, per non essere spiato dalle rive di EdelÍas dallo sguardo vigile dei Fèrathim, fece calare su di essa una spessa coltre temporalesca.
Fu cosĂŹ che, dagli Stregoni Bianchi, AnĂŹsamor venne ribattezzata LĂ wel Iòrdul, lâIsola dellâOscuritĂ .
I pochi Lidringhi scampati allo sterminio e alla schiavitĂš, attraversato lo Stretto di Ăsil, piansero lacrime di sconforto e dolore per la loro isola perduta.
Divenuti esuli senza patria, cercarono rifugio presso gli Uomini di Draxnor.
Tuttavia, essendo sfruttati come manodopera a basso costo, e spinti ad essere odiati dal popolo umano per opera dei vili e corrotti signori di questâultimi, i Lidringhi decisero di abbandonare EdelĂŤas per veleggiare sul mare di Sèan verso occidente, in cerca di una nuova patria dove mettere radici.
Mentre le navi lidringhe scomparivano allâorizzonte, con il cuore pieno di timore per ciò che si sarebbe potuto abbattere sullâintero Continente di EdelĂŤas da LĂ wel Iordul, i Fèrathim rivolsero i loro vigili sguardi verso lo Stretto di Ăsil, e gettarono un potente incantesimo sulle sue acque in modo che nessun vascello potesse andare o venire dallâIsola dellâOscuritĂ .
Decisero poi di spostare le loro vedette da oriente ad occidente, svuotando i punti dâosservazione che in passato erano stati edificati lungo i confini delle malvagie contrade di Ăzuthur.
Anche la prima Aram-ArastĂ s (la Torre della Sorveglianza), posta a ridosso dello spettrale bosco di confine di Enifond, venne abbandonata e, stagione dopo stagione ed anno dopo anno, la selvaggia vegetazione lâavvinghiò tutta, fino a sgretolarla, portandola al crollo e dunque alla rovina.
Non piĂš arginata, lâAura Oscura di Mòlokor cominciò a rafforzarsi e a strisciar fuori da Enifond.
Guardandosi bene dallâavvicinarsi al Fèradgard per non essere percepita dai Fèrathim, calò allâinterno del cerchio dei monti di Ăverdil, e qui trovò terreno fertile nei cuori degli abitanti umani del Regno di Afènaril.
In seguito tentò di penetrare nellâĂnohtels, ma il potere delle Fate la respinse con forza, ed essa fu costretta a ripiegare verso ovest.
Qui, penetrando nel Regno di Draxnor, rafforzò quelle radici di Disarmonia che avevano avvinghiato i cuori umani dai tempi in cui Kòlcan camminava dissimulato tra loro.
Ben presto, gli Uomini cominciarono a considerare il mondo intorno a loro come avvolto da una perenne caligine.
I colori presero a sembrar spenti e privi di vitalitĂ : il cielo (anche quando non vâera traccia di alcuna nuvola) pareva tristemente grigio, e lâerba aveva un colore per nulla brillante.
Sembrava quasi che la Luce avesse abbandonato Draxnor, e che solo unâinfelice e angosciosa cupezza dominasse con forza le sue vaste terre.
La forza dellâArdalĂŹm degli Uomini prese a smorzarsi, e la Disarmonia produsse i suoi maledetti e putrescenti frutti; infatti diversi signorotti cominciarono in segreto a studiare manoscritti antichi pieni di sortilegi (per nulla adatti agli spiriti piĂš fragili e facilmente corruttibili).
Manovrati dallâAura Ombrosa di Mòlokor come marionette senza alcuna volontĂ (pur illudendosi di averla), divennero astuti e subdoli negromanti.
Ubriachi del loro dominio e terrorizzati dal perderlo, cominciarono a vessare i loro sudditi nei modi piĂš disparati, instillando nei loro cuori la paura, lâinsicurezza verso il futuro e creando tra essi molte tensioni e divisioni.
LâinviolabilitĂ della vita venne meno e, come le piĂš crudeli, oscure e sanguinarie creature al servizio dellâAvversario, gli Uomini sâarrogarono il diritto aberrante di elargire giudizi sommari sia verso i loro simili che nei confronti delle creature piĂš deboli.
Sovente condannavano a morte i loro simili e gli animali innocenti che non erano destinati alla tavola, senza alcun pentimento, nĂŠ affanno del cuore.
Lâempatia, la misericordia, la speranza, la compassione e soprattutto lâamore sembravano qualitĂ oramai andate perdute, come se non fossero altro che un ricordo smarrito tra i meandri delle stagioni.
I legami della stirpe vennero a spezzarsi, e la cupidigia dei Draghi Neri cominciò a corrompere le anime di molti.
Lâoro divenne piĂš importante dei propri affetti, e lâegoismo sâassise come un imperatore nei cuori dei Draxnoriani.
Perfino Re VĂŹrnen I, Signore di Draxnor, cedette alla seduzione del potere, e cosĂŹ tradĂŹ il giuramento fatto da Fèinton il Coraggio (suo antico antenato), il quale aveva sconfitto secoli addietro Edurn il Furioso, promettendo che la sua stirpe si sarebbe sempre impegnata a combattere il male proveniente da Ăzuthur.
Fu in quegli anni che, per tale sua turpe condotta, VĂŹrnen divenne indegno di possedere Ălimdul, la Spada della Luce, e per questo ne fu privato dal fato.
La spada andò dunque perduta, e nessuno ad oggi sa che fine abbia fatto, e se ancora esiste intatta.
Una sofferente notte senza stelle nĂŠ luna si abbattĂŠ dunque su Draxnor e, anche col sorgere del saggio regno di Ăinton, la sua opprimente presenza si faceva sentire, sebbene si fosse indebolita.
Eppure, come dice il proverbio: Anche nella notte piÚ buia, vi è sempre una stella che illumina la via.