Le Cronache di Edelëas – L’Ombra degli Ùlthur

Il destino dei Fèrathim, l’ascesa della Disarmonia, la battaglia di Colledrago e le sue conseguenze

23 Aug 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 10 min di lettura Lore
Le Cronache di Edelëas – L’Ombra degli Ùlthur
Le Cronache di Edelëas – L’Ombra degli Ùlthur

Tutto cominciò al tempo in cui Myrdin il Patriarca era rivestito ancora di carne mortale.

Quando questi sedeva sul trono dei Fèrathim quale Gran Maestro e Signore del Fèradgard, Kòlcan figlio Sàrgoth, apprendista di Àronor Barbabianca, cominciò a sentire il lontano ma incalzante e seducente richiamo della Disarmonia.

Divenuto membro dell’Ordine dei Bibliotecari di Aram-Assàruat, e desideroso di apprendere tutta quanta l’Antica Sapienza (prerogativa che anche ai Vheliam è sempre stata negata), si approcciò di nascosto allo studio dei manoscritti carichi di magia oscura, vergati dalla mano di quell’Edurn il Furioso che tradì il mandato ricevuto da Eàhteril e si schierò apertamente dalla parte di Mòlokor, il Vheliam Caduto.
In un primo momento egli riuscÏ a resistere al richiamo della Disarmonia e alla seduzione del potere, ma quando Vanesèl, sua compagna, venne uccisa da un brigante umano, egli cadde e cedette.
Volendo abbeverarsi all’immonda sorgente di conoscenza di Edurn cercando di possedere il segreto della vita mortale, Kòlcan abbandonò per qualche tempo Aram-Assàruat per dirigersi solitario ad Ùzuthur, gelida contrada ove venne edificata la grande torre a gradoni di Arnoutùl, le cui rovine ancora oggi s’ergono tetre e minacciose sopra le steppe imbiancate.
Camminando tra gli ampli corridoi oscuri, permettendo alla Disarmonia di riempirgli totalmente il cuore, Kòlcan volse le spalle ai propositi per cui la sua razza era stata richiamata dalle Sette Stelle e mandata in Vahèm da Eàhteril.

Cominciò dunque a radunare intorno a sé un gruppo di giovani Fèrathim (in disaccordo con le scuole di pensiero di Avhelon) con l’intenzione di rovesciare il Gran Maestro (che nel frattempo era divenuto Àronor), di prendere il potere.
Nella sua mente aveva partorito il proposito di creare una sorta di Impero, assoggettando tutte le razze al suo dominio ed instaurando un unico ordine su EdelĂŤas ove l’individualitĂ  doveva essere soffocata con ogni mezzo, e la bellezza armonica non dovesse essere altro che un confuso e sbiadito ricordo.   
Chiamatisi Ùlthur (coloro che operano nell’Ombra), Kòlcan e i suoi seguaci assassinarono molte Streghe ed altrettanti Stregoni e, cercando di incolpare i non-Fèrathim di tali delitti, fecero precipitare l’intero Fèradgard nel disordine più totale.
Tuttavia i membri dell’Alto Consiglio, percependo la Disarmonia che s’era insinuata tra la loro gente, dopo attente e zelanti indagini scoprirono il movimento degli Ùlthur.
Non avendo cuore di ucciderli e sperando che potessero ritrovare il senno e ravvedersi, su volere di Àronor (divenuto nel frattempo Gran Maestro) Kòlcan ed i suoi seguaci furono esiliati dal Fèradgard.

Tuttavia la misericordia di Àronor ebbe conseguenze nefaste per le Sei Razze di Edelëas.
Dismessi i cappelli a punta e abbigliatisi con pesanti e logore cappe per apparire come dei poveri vagabondi, gli Ùlthur seminarono paura, odio, sospetto e paranoia ovunque andassero.
Nell’ombra cominciarono a manipolare le genti, riuscendo a muovere le fila dei Grandi Mercanti del Continente, di modo che quest’ultimi potessero a loro volta condizionare le scelte dei sovrani loro debitori.
Per decenni essi si mossero nell’ombra, e i loro tentacoli riuscirono a espandersi in maniera capillare, soprattutto tra gli Uomini del Regno di Adamastor.

Comprendendo il pericolo ch’essi rappresentavano, non potendo più tollerare che la Disarmonia s’espandesse incontrollata come un cancro famelico, i Fèrathim decisero di agire e di fermare, con ogni mezzo, gli Ùlthur.
Vi furono diversi conflitti tra i due schieramenti lungo il corso degli anni, che culminarono poi nel grande scontro che si volse intorno alle falde di Assàr-Èogar nell’anno 3420 del Calendario Fèrathon.
Durante tale battaglia, colonne di fuoco si levarono nell’aria, raggi di luce purissima spuntarono dai bastoni degli Stregoni Bianchi, e saette piombarono sulla terra con spaventosa violenza.
Chi osservò la battaglia da lontano, ne ebbe paura e, tremante, fuggÏ lontano urlando che si stava svolgendo la battaglia della fine del Mondo.

Supportati da un maligno Drago Nero di nome Nèdrogor, che taluni dicono essere discendente del Drago caduto Hìonar, gli Ùlthur ebbero quasi la meglio sugli Fèrathim.
Questi, per sfuggire al fuoco verde-veleno della bestia nemica, si videro costretti a ripiegare in una caverna buia che s’apriva sul costone orientale della collina.
Ivi Anìsanel, sposa di Àronor, discese in avanscoperta con altre tre potenti Streghe nei profondi recessi della terra per trovare una via d’uscita, e lì s’imbatté in una femmina di Drago Bianco profondamente addormentata, il cui corpo risplendeva nel buio di luce sfavillante.
Destato dal suo sonno millenario, e presentandosi alla Strega come Hàrandal, dopo essersi fatta spiegare cosa stesse succedendo al di là dell’uscio della caverna, scese in campo al fianco dei Fèrathim, riuscendo a mettere in rotta il Drago Nero e gli ultimi Ùlthur rimasti.
Tuttavia, benchÊ la vittoria quel giorno fu dei Fèrathim, essi non riuscirono nÊ ad esultare, nÊ tantomeno a rallegrarsi.
Numerosi furono i loro morti, tra cui la stessa AnÏsanel che venne consumata viva dal fuoco verde di Nèdrogor.

Vedendosi sconfitti, Kòlcan ordinò al Drago Nero di volare verso Làwel Èogar, e di attendere ivi nascosto che tutto fosse pronto per la sua vendetta. Poi, insieme ai suoi seguaci, raggiunse Dràel, un piccolo villaggio gnomico che s’affaccia sullo Stretto di Ìsil.
Qui, corrompendo degli Gnomi dal cuore avido, gli Ùlthur s’imbarcarono su tre battelli leggeri e fecero vela verso Làwel Anìsamor, patria del popolo lidringo.
Approdati sulle coste dell’isola, gli Stregoni Oscuri sterminarono gran parte dei Lidringhi, non fecero distinzione tra civili e soldati, tra vecchi e bambini, tra uomini e donne. Coloro che vennero risparmiati dalla loro cieca violenza furono ridotti in schiavitù e costretti a costruire Aram-Uzùr, replica un po’ più piccola della torre a gradoni di Arnoutùl.
Làwel AnÏsamor venne dichiarata da Kòlcan suo dominio personale e, per non essere spiato dalle rive di EdelÍas dallo sguardo vigile dei Fèrathim, fece calare su di essa una spessa coltre temporalesca.
Fu così che, dagli Stregoni Bianchi, Anìsamor venne ribattezzata Làwel Iòrdul, l’Isola dell’Oscurità.
I pochi Lidringhi scampati allo sterminio e alla schiavitù, attraversato lo Stretto di Ìsil, piansero lacrime di sconforto e dolore per la loro isola perduta.
Divenuti esuli senza patria, cercarono rifugio presso gli Uomini di Draxnor.
Tuttavia, essendo sfruttati come manodopera a basso costo, e spinti ad essere odiati dal popolo umano per opera dei vili e corrotti signori di quest’ultimi, i Lidringhi decisero di abbandonare Edelëas per veleggiare sul mare di Sèan verso occidente, in cerca di una nuova patria dove mettere radici.

Mentre le navi lidringhe scomparivano all’orizzonte, con il cuore pieno di timore per ciò che si sarebbe potuto abbattere sull’intero Continente di Edelëas da Làwel Iordul, i Fèrathim rivolsero i loro vigili sguardi verso lo Stretto di Ìsil, e gettarono un potente incantesimo sulle sue acque in modo che nessun vascello potesse andare o venire dall’Isola dell’Oscurità.
Decisero poi di spostare le loro vedette da oriente ad occidente, svuotando i punti d’osservazione che in passato erano stati edificati lungo i confini delle malvagie contrade di Ùzuthur.  
Anche la prima Aram-Arastàs (la Torre della Sorveglianza), posta a ridosso dello spettrale bosco di confine di Enifond, venne abbandonata e, stagione dopo stagione ed anno dopo anno, la selvaggia vegetazione l’avvinghiò tutta, fino a sgretolarla, portandola al crollo e dunque alla rovina.
Non più arginata, l’Aura Oscura di Mòlokor cominciò a rafforzarsi e a strisciar fuori da Enifond.
Guardandosi bene dall’avvicinarsi al Fèradgard per non essere percepita dai Fèrathim, calò all’interno del cerchio dei monti di Èverdil, e qui trovò terreno fertile nei cuori degli abitanti umani del Regno di Afènaril.
In seguito tentò di penetrare nell’Ìnohtels, ma il potere delle Fate la respinse con forza, ed essa fu costretta a ripiegare verso ovest.
Qui, penetrando nel Regno di Draxnor, rafforzò quelle radici di Disarmonia che avevano avvinghiato i cuori umani dai tempi in cui Kòlcan camminava dissimulato tra loro.

Ben presto, gli Uomini cominciarono a considerare il mondo intorno a loro come avvolto da una perenne caligine.
I colori presero a sembrar spenti e privi di vitalità: il cielo (anche quando non v’era traccia di alcuna nuvola) pareva tristemente grigio, e l’erba aveva un colore per nulla brillante.
Sembrava quasi che la Luce avesse abbandonato Draxnor, e che solo un’infelice e angosciosa cupezza dominasse con forza le sue vaste terre.
La forza dell’Ardalìm degli Uomini prese a smorzarsi, e la Disarmonia produsse i suoi maledetti e putrescenti frutti; infatti diversi signorotti cominciarono in segreto a studiare manoscritti antichi pieni di sortilegi (per nulla adatti agli spiriti più fragili e facilmente corruttibili).
Manovrati dall’Aura Ombrosa di Mòlokor come marionette senza alcuna volontà (pur illudendosi di averla), divennero astuti e subdoli negromanti.
Ubriachi del loro dominio e terrorizzati dal perderlo, cominciarono a vessare i loro sudditi nei modi più disparati, instillando nei loro cuori la paura, l’insicurezza verso il futuro e creando tra essi molte tensioni e divisioni.

L’inviolabilità della vita venne meno e, come le più crudeli, oscure e sanguinarie creature al servizio dell’Avversario, gli Uomini s’arrogarono il diritto aberrante di elargire giudizi sommari sia verso i loro simili che nei confronti delle creature più deboli.
Sovente condannavano a morte i loro simili e gli animali innocenti che non erano destinati alla tavola, senza alcun pentimento, nĂŠ affanno del cuore.
L’empatia, la misericordia, la speranza, la compassione e soprattutto l’amore sembravano qualità oramai andate perdute, come se non fossero altro che un ricordo smarrito tra i meandri delle stagioni.
I legami della stirpe vennero a spezzarsi, e la cupidigia dei Draghi Neri cominciò a corrompere le anime di molti.
L’oro divenne più importante dei propri affetti, e l’egoismo s’assise come un imperatore nei cuori dei Draxnoriani.

Perfino Re Vìrnen I, Signore di Draxnor, cedette alla seduzione del potere, e così tradì il giuramento fatto da Fèinton il Coraggio (suo antico antenato), il quale aveva sconfitto secoli addietro Edurn il Furioso, promettendo che la sua stirpe si sarebbe sempre impegnata a combattere il male proveniente da Ùzuthur.
Fu in quegli anni che, per tale sua turpe condotta, Vìrnen divenne indegno di possedere Àlimdul, la Spada della Luce, e per questo ne fu privato dal fato.
La spada andò dunque perduta, e nessuno ad oggi sa che fine abbia fatto, e se ancora esiste intatta.
Una sofferente notte senza stelle nÊ luna si abbattÊ dunque su Draxnor e, anche col sorgere del saggio regno di Èinton, la sua opprimente presenza si faceva sentire, sebbene si fosse indebolita.

Eppure, come dice il proverbio: Anche nella notte piÚ buia, vi è sempre una stella che illumina la via.


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