Archetipi in fiaba: la fanciulla, il custode e il falso eroe

26 Nov 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 4 min di lettura Blog
Archetipi in fiaba: la fanciulla, il custode e il falso eroe
Archetipi in fiaba: la fanciulla, il custode e il falso eroe

Leggendo la storia di Eferièl ed Eadòr, molti dei miei lettori mi hanno confessato che restano colpiti dalla ricchezza di archetipi antichi che attraversano la narrazione.

Eppure, quando scrissi la prima stesura di questa storia in rima da ragazzo (quasi venti anni fa), non era mia intenzione inserire alcun simbolo, alcun archetipo...


Ciononostante, rileggendola con gli occhi dell’uomo che sono oggi, non posso fare a meno di mi chiedermi da dove vengono le mie parole, da quale fonte lontana nel tempo e nello spazio giungono a me e mi sussurrano storie dal sapore antico e moderno al tempo stesso.


Ho sempre avuto questa sensazione quando scrissi il Signore di Draxnor, il primo romanzo ambientato in Edelëas, e ciò non è affatto diminuita, anzi!


Quello che i miei lettori mi hanno segnalato, e che non avevo affatto realizzato fino ad oggi, vorrei qui condividerlo con voi per far conoscere parte del lavoro di tutta quanta una vita che, quando si lasciava andare alle onde invisibili dello spirito (e non era coercizzata da intellettualismi), mi ha permesso di creare un mondo immaginario che è per me reale.


La principessa Eferièl, vestita di verde, rappresenta chiaramente l’archetipo della Fanciulla legata alla natura: pura, intuitiva, spontanea, quasi una creatura a metà tra umano e spirito. È la classica eroina che cresce attraverso l’esperienza, attraversando l’ingenuità, l’inganno, il dolore e infine la maturazione.

Accanto a lei compare Eadòr, il Drago Rosso (complementare del verde), che stravolge deliberatamente l'immagine tradizionale del drago come mostro da abbattere. In questa storia, invece, Eadòr incarna l’archetipo del Custode saggio, un’Ombra benevola che protegge, insegna e guida. 

Il suo comportamento richiama le figure mitiche del salvatore e dell’amico sacrificale: non minaccia, ma dona; non divora, ma difende; non distrugge, ma illumina.


In netto contrasto, il cavaliere straniero rappresenta l’archetipo del Falso Eroe, un seduttore che usa parole e bellezza come maschere. È la tipica Ombra ingannatrice delle fiabe, quella che si presenta come luminosa per nascondere la sua reale oscurità. La sua funzione narrativa è proprio quella di mettere alla prova la protagonista, mostrando quanto sia facile confondere l’apparenza con l’essenza.

Il frassino sotto cui Eferièl e il Drago si incontrano richiama l’archetipo universale dell’Albero Sacro, l’asse che collega cielo e terra, il luogo in cui avvengono le rivelazioni e le trasformazioni profonde. Non è solo uno scenario: è uno spazio simbolico, il centro spirituale della storia.


Anche l’eclissi improvvisa e l’arrivo delle creature oscure rappresentano un archetipo ben noto: la notte dell’anima, il momento in cui il mondo si oscura e i protagonisti devono affrontare la loro prova più dura. È in questo contesto che Eadòr rivela pienamente la propria natura sacrificale, proteggendo Eferièl anche a costo della vita.


La morte del Drago per mano del Falso Eroe rappresenta la rivelazione archetipica: quando ciò che era nascosto emerge alla luce e l’illusione si dissolve. È allora che la fanciulla comprende il valore dell’intuito che aveva ignorato. Eadòr muore come un Salvatore, offrendo la propria vita e restituendo alla principessa la verità su ciò che conta davvero: la bontà, la lealtà, la presenza silenziosa e fedele che non ha bisogno di ostentare nulla.


Da quel sacrificio nasce un nuovo potentissimo archetipo: la fondazione sacra. L’Ordine del Drago Rosso, creato in memoria di Eadòr, diventa simbolo di giustizia, altruismo e amore disinteressato. È il modo in cui il mondo della storia riconosce e onora il vero eroe: colui che non ha mai cercato gloria.

Nel suo insieme, questa fiaba diventa quindi un viaggio dentro archetipi profondi: la Fanciulla, il Custode, il Falso Eroe, il Sacrificio, la Rivelazione. E racconta, soprattutto, quanto sia facile lasciarsi incantare dall’apparenza e quanto sia prezioso ciò che nasce dall’essenza. Eadòr lo testimonia fino all’ultimo respiro.


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