Sulle soglie di un nuovo romanzo vicino al bosco di Frascafoglia

16 Nov 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 3 min di lettura Blog
Sulle soglie di un nuovo romanzo vicino al bosco di Frascafoglia
Sulle soglie di un nuovo romanzo vicino al bosco di Frascafoglia

Scattata proprio questa mattina, questo delicato soffione e i suoi pappi fluttuanti mi ha fatto venire in mente questa mia introduzione ad un romanzo a cui sto lavorando da oramai tre anni e su cui, appena possibile, tornerò a lavorare per completarlo al piÚ presto.
Ambientato nello stesso periodo della prossima pubblicazione intitolata Flagello di Càdron, non solo avrà come protagonista una giovane e audace Fèrathim che esplora se stessa tramite la scrittura e il suo viaggio iniziatico al fianco della sua hamahròst (accolita-mentore), ma esplorerà tratti della cultura degli Stregoni Bianchi a cui ho appena accennato negli altri libri, ivi compreso il recente Dizionario di lingua Fèrathon.

“Il sole prese lentamente a calare a ponente, e soffici pappi fluttuavano per aria di qua e di là, insieme a dorati tarassachi che facevano capolino tra i fitti fili d’erba verde sovrastati da papaveri rossi e gialli e bianchi fiori di carota selvatica.
Il crepuscolo prese ad impregnarsi del forte odore di salvia selvatica, mentre un paio di giovani api operaie (ronzando di margherita in margherita) raccolsero gli ultimi pollini della giornata prima di tornare ai loro lontani alveari.
Lepri dal manto maculato filavano veloci tra le piante del sottobosco, cercando di raggiungere le loro tane scavate tra i rovi prima che le stelle cominciassero ad accendersi una dietro l’altra.
Queste, come lucenti e splendidi diamanti, non tardarono molto a comparire e, dato che la luna era nuova in quel 6 d’aprile del 3872 del calendario fèrathon, il loro baluginio signoreggiò incontrastato.

La notte portò con sÊ un vento freddo e pungente che soffiava impetuoso da est, scendendo lungo i pendii frastagliati degli innevati ed ombrosi Monti Alti.
Sulle sue correnti, senza che avesse bisogno di sbatter le ali, stava planando elegantemente una giovane civetta dalle penne candide come la neve e i grandi occhi gialli.
Lestamente procedette verso ovest, e tubando nell’oscuritĂ  s’infilò nel grande bosco di Frascafoglia, che dalle rive del Mar del Nord s’estendeva fino ai pendii dei Monti di Kamèv a sud.  
Zigzagando tra le alte e secolari conifere, e penetrando il buio con la sua acuminata vista d’uccello notturno, ad un certo punto percepì qualcosa di strano tutt’intorno a sé.
Incuriosita atterrò sul ramo di un vecchio larice, e cominciò a guardarsi intorno con circospezione, girando la testa come solo la sua specie è in grado di fare.
Chiudendo gli occhi, e restando in assoluto silenzio, ascoltò attentamente i suoni del bosco, notando che il fogliame frusciava curiosamente lento ed armonioso, nonostante il vento soffiasse forte.”

Gianluca Vincenzo Liserra

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