Ne Le Fiabe di Edelëas, il lettore potrà leggere Le Fragole dell'Amore, una delle fiabe più romantiche che ho inventato per la lore del mio mondo, aventi come protagonisti il contadino Hìonalin e la principessa Fèradel.
Catturati entrambi dall'Eros (non dall'Himeros), nella fiaba creano una relazione stabile che, senza fretta, farà crescere i due protagonisti fianco a fianco fino al raggiungimento della loro relazione sponsale e alla loro fusione di anime e corpi durante la loro prima notte di nozze.
Questo genere di tematiche (sarà strano per la maggior parte delle persone leggere questa ammissione in un post scritto da un uomo) mi è sempre stata cara, poiché considero l'affinità Erotica il moto propulsivo delle relazioni umane e, soprattutto, di quelle delle coppia sane, mentre l'Himeros (tanto oggigiorno assecondato) null'altro che uno spreco immediato (quasi animalesco) della nostra sacra energia erotica.
Tale mio pensiero non è maturato solo con l'età, ma già lo sentivo mio quando avevo 18 anni, quando scrissi per la prima volta del principe Hìonalin (all'epoca chiamato Acul) e Fèradel Capellidoro di cui accenno appena nella fiaba come antenati della protagonista omonima.
Il rapporto che ho tracciato tra Hìonalin e Fèradel è quel genere di rapporto che ho sempre sognato di vivere: lui che protegge lei, lei che guarisce lui.
Lei sensibile e sensuale che cattura il cuore di lui sentendo la sua voce prima ancora si averla vista in volto, lui che si lascia andare e sa che può essere fragile con lei senza vergogna o imbarazzo e senza sentirsi meno uomo per questo...
Lui che perde la memoria per un colpo alla testa, lei che cura lui e gli permette di rincontrare i suoi amici (tra cui il suo mentore e guida fèrathim) nel regno elfico che gli restituiscono la memoria.
Lui promesso sposo di lei, lei promessa sposa di lui...
Entrambi però non si riconoscono, ma lei sa che gli è in qualche modo famigliare, ma ricordando la promessa di fidanzamento e non riconoscendolo, gli resiste per poi cedere e sentirsi in colpa, per poi abbracciare completamente il cuore che lui gli donava con sincerità.
Lui che ammira la sua bellezza incantato mentre lei (senza accorgersi della presenza di lui) fa il bagno in un ruscello silvano, e che si volta dall'altra parte quando lei esce dalle acque per recuperare i vestiti e renderle rispetto.
Lei che indossa abiti maschili, pur non perdendo la propria femminilità, e maneggia due spade contemporaneamente e salva lui da un branco di Orchi.
Ma, cosa più importante, lui e lei che combattono assieme, per la riconquista di un regno e per restituire libertà al loro popolo oppresso...
Questi sono i personaggi principali del primo romanzo che ha dato vita ad Edelëas.
Quando lo scrissi non sapevo nulla di archetipi; per me era il riflesso di quella relazione romantica che volevo vivere, e che vorrei vivere tutt'oggi.
Eppure adesso, con le mie conoscenze accumulate negli anni, mi rendo conto che, quello che il mio cuore desidera ancora, affonda le sue radici nell'archetipo, e mi chiedo perchè e come, e da quale luogo sia giunta a me e mi abbia condizionato.
Ho forse tratto spunto dall'inconscio collettivo? Sono sempre stato legato ad una fonte a cui pochi hanno il privilegio di avere accesso? Oppure semplicemente sono stato sempre in accordo con un'esperienza umana così profonda che la mia anima ha solo riportato a galla?
Non lo so! Sta di fatto che ho dato vita ad due personaggi unici e per me molto cari: lui che rappresenta me, il mio alterego: il Principe Ferito, l'Eroe Vulnerabile, un erede senza trono.
Lei il mio ideale di donna: Bionda come la luce che rivela, Innocente ma non ingenua, Guaritrice Guerriera che vive nel bosco in compagnia di un grande animale peloso e che è sopravvissuta al suo trauma (vedere la propria famiglia distrutta dai servi del Signore degli Ulthur), che pur combattendo e vestendosi come un uomo non rinuncia alla sua sensualità femminile e alla sua libertà (più di una volta la descrivo che dorme nuda quando è sola e si concede bagni senza vestiti nelle fonti d'acqua).
Ma, cosa più importante, loro hanno sempre simboleggiato per me l'equità, il fatto che uomo e donna siano sullo stesso piano, senza che l'uno si senta superiore all'altro per costituzione fisica o ontologica.
Ed ora, che conosco un po' gli archetipi, posso dire che essi rapprsentano anche qualcos'altro: l'equilibrio tra l'aspetto lunare e l'aspetto solare.
Un maschile ricettivo all'amore, un femminile che ama la fragilità del maschile e non la svilisce.
Due guerrieri che tentano di portare ordine nel caos causato dagli Orchi e dalle altre creature malvagie al servizio dell'Oscuro Signore attraverso la protezione e la guarigione che portano alla liberazione.
Lui che muore e risorge, lei che piange la sua morte per poi riabbraccialo (ma non capirlo del tutto) dopo la sua resurrezione. Lui che decide di restare, che decide di amare.
Tutto ciò, per me, rappresentava la relazione perfetta, quella relazione che penso tutti noi vorremmo vivere: una relazione che ti trasforma, ma non ti cambia, che viaggia, pur senza arrivare ad una meta, che affronta difficoltà e caos, che sembra spaccarsi per poi tornare più solida e unità di prima rimandendo insieme.
Ma forse bisogna guardare la realtà dei fatti, è forse Fèradel non la incontrerò mai, oppure la conosco e ancora non me ne sono accorto... o forse ciò di cui ho parlato è più la relazione subconscia che vorrebbero vivere il mio spirito e la mia anima...
Qualunque sia la verità, vi dirò però una cosa: lasciatemi sognare questo tipo di relazione: se scrivo fantasy è perché ho la testa un po' per aria, e perché ho bisogno di sognare...
Perché si sa, i sogni possono sempre diventare realtà.