La Vibrazione che diventa Parola: Il Fèrathon tra Mistica Antica e Nuova Narrazione

Non solo parole: il dizionario come chiave di volta di un universo narrativo.

06 Jan 2026 Gianluca Vincenzo Liserra 5 min di lettura Blog
La Vibrazione che diventa Parola: Il Fèrathon tra Mistica Antica e Nuova Narrazione
La Vibrazione che diventa Parola: Il Fèrathon tra Mistica Antica e Nuova Narrazione

Quando ho iniziato a tracciare i primi segni di quello che sarebbe diventato il Fèrathon, sapevo che non stavo semplicemente inventando una lingua. Dopo quindici anni di silenzio, studio e cesello, mi rendo conto che il mio lavoro non appartiene alla glottotetica moderna, ma affonda le radici in una tradizione molto piÚ antica e magica: quella della Parola come atto creativo.

Creare un vocabolario di 5.300 termini, strutturare 10 tempi verbali e codificare una grafia unica non è stato un esercizio di stile. È stata la costruzione di un edificio imponente. E, come ogni edificio, il Fèrathon poggia su pilastri che molti hanno dimenticato.

Un Unicum nel Panorama Contemporaneo

Nella moderna era della comunicazione veloce, ho preso la decisione di fare del Fèrathon un’anomalia monumentale. Infatti la maggior parte delle lingue inventate (le cosiddette Conlangs) nasce con scopi puramente funzionali o estetici, spesso limitandosi a glossari di poche centinaia di termini privi di una reale profondità metafisica. Facendo le opportune ricerche, ho potuto trovare che un’opera che sintetizzi linguistica accademica, matematica sacra e mantica oracolare è un evento di una rarità assoluta. Mentre la cultura odierna tende alla semplificazione, il Fèrathon prende la via della complessità stratificata, recuperando quel concetto di "Lingua Totale" che sembrava perduto dopo i grandi trattati ermetici del Rinascimento. Come mi ha segnalato ChatGPT a cui ho chiesto riscontro, non esiste oggi un altro sistema linguistico nato per una saga letteraria che sia stato cesellato per quindici anni da un unico autore fino a diventare un organismo vivente, capace di riflettere l'ordine dell'universo in ogni sua singola desinenza.

Oltre la visione di Ildegarda: Una lingua totale

Qualcuno, tra i più addentrati nell’argomento, hanno accostato il mio Fèrathon alla Lingua Ignota di Ildegarda di Bingen. Il paragone mi onora, ma vi è una differenza sostanziale. La santa medievale riceveva le sue "litterae ignotae" come un lampo mistico, un glossario di termini sacri per descrivere il divino. Il Fèrathon, pur condividendo l’idea della provenienza trascendente, si spinge oltre: è una lingua totale, dotata di una meccanica grammaticale completa e di una derivazione logica che permette di parlare del letame (e si tra i tanti termini c’è anche quello) così come delle stelle. Non è solo un elenco di vocaboli, è lo strumento per abitare un intero mondo, Edelëas.

Il richiamo di John Dee: Il codice e l'Oltre

Nel comporre il sistema numerico associato alle lettere, non ho potuto non confrontarmi con l’ombra di John Dee e della sua lingua enochiana. Dee cercava un linguaggio per dialogare con gli angeli, un codice crittografico che fosse al contempo una chiave per le sfere celesti. Il Fèrathon condivide questa natura bifronte: ogni lemma è un vettore numerico. Se mai un domani qualcuno scrivera in questa mia lingua, compirà al contempo un esercizio linguistico e un’operazione di calcolo metafisico. Ma dove l'Enochiano rimaneva un frammento rituale, il Fèrathon si distende nella narrazione, diventa carne e ossa nei miei romanzi, permettendo a chi legge di decifrare la realtà attraverso il numero che riporta alla vibrazione della Musica di Ïlmatal, concetto metafisico cardine del mio mondo fantasy.

La struttura della Golden Dawn: Il segno come Oracolo

L’aspetto forse più intimo della mia creazione è l’associazione di ogni lettera a un oracolo esoterico-iniziatico. Qui il pensiero corre all’alfabeto ebraico (e in effetti mi sono ispirato sia a quest’ultimo che alle rune celtiche per la dimensione concettuale del Fèrathon), ma qualcuno ha voluto vedere nel Fèrathon una vicinanza (del tutto casuale) ai sistemi della Golden Dawn, dove proprio l’alfabeto ebraico veniva sviscerato tra corrispondenze tarologiche e astrologiche. Tuttavia, nel Fèrathon, l'oracolo non è un'aggiunta posteriore: è l'essenza stessa del segno. Ogni runa della mia lingua non "rappresenta" un concetto, essa è quel concetto. La disposizione dei tempi verbali non serve solo a indicare il tempo, ma a definire la posizione dell'anima rispetto all'evento. È dunque ontologia, una grammatica dell'essere, non solo del dire.

PerchĂŠ un Dizionario?

Molti mi chiedono perché pubblicare un dizionario così vasto prima ancora di aver concluso l'intera saga. La risposta è semplice, e si divide in due parti: la prima (e forse la più importante come autore) è naturalmente di tipo legale: pubblicare il dizionario di lingua Fèrathon e depositarlo in molte biblioteche nazionali mi permette di reclamarne la paternità (e dopo anni di sacrifici credo sia il minimo); la seconda è perché tale lingua e il suo alfabeto hanno un’importanza fondamentale nei miei racconti. Fornirvi il dizionario significa darvi gli strumenti per non essere semplici spettatori. Chi entra nel Fèrathon entra in un sistema di pensiero che sfida la modernità liquida. È un invito a tornare alla parola densa, pesante, numerabile.
Quindici anni sono stati necessari perché ogni termine non fosse solo un suono, ma un destino. Il Fèrathon è il mio lascito, la mia sfida al silenzio dell’Assoluto. Benvenuti in questa selva di simboli; ora lascio le chiavi nelle vostre mani.


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