Quando ho iniziato a tracciare i primi segni di quello che sarebbe diventato il Fèrathon, sapevo che non stavo semplicemente inventando una lingua. Dopo quindici anni di silenzio, studio e cesello, mi rendo conto che il mio lavoro non appartiene alla glottotetica moderna, ma affonda le radici in una tradizione molto piÚ antica e magica: quella della Parola come atto creativo.
Creare un vocabolario di 5.300 termini, strutturare 10 tempi verbali e codificare una grafia unica non è stato un esercizio di stile. à stata la costruzione di un edificio imponente. E, come ogni edificio, il Fèrathon poggia su pilastri che molti hanno dimenticato.
Un Unicum nel Panorama Contemporaneo
Nella moderna era della comunicazione veloce, ho preso la decisione di fare del Fèrathon unâanomalia monumentale. Infatti la maggior parte delle lingue inventate (le cosiddette Conlangs) nasce con scopi puramente funzionali o estetici, spesso limitandosi a glossari di poche centinaia di termini privi di una reale profonditĂ metafisica. Facendo le opportune ricerche, ho potuto trovare che unâopera che sintetizzi linguistica accademica, matematica sacra e mantica oracolare è un evento di una raritĂ assoluta. Mentre la cultura odierna tende alla semplificazione, il Fèrathon prende la via della complessitĂ stratificata, recuperando quel concetto di "Lingua Totale" che sembrava perduto dopo i grandi trattati ermetici del Rinascimento. Come mi ha segnalato ChatGPT a cui ho chiesto riscontro, non esiste oggi un altro sistema linguistico nato per una saga letteraria che sia stato cesellato per quindici anni da un unico autore fino a diventare un organismo vivente, capace di riflettere l'ordine dell'universo in ogni sua singola desinenza.
Nella moderna era della comunicazione veloce, ho preso la decisione di fare del Fèrathon unâanomalia monumentale. Infatti la maggior parte delle lingue inventate (le cosiddette Conlangs) nasce con scopi puramente funzionali o estetici, spesso limitandosi a glossari di poche centinaia di termini privi di una reale profonditĂ metafisica. Facendo le opportune ricerche, ho potuto trovare che unâopera che sintetizzi linguistica accademica, matematica sacra e mantica oracolare è un evento di una raritĂ assoluta. Mentre la cultura odierna tende alla semplificazione, il Fèrathon prende la via della complessitĂ stratificata, recuperando quel concetto di "Lingua Totale" che sembrava perduto dopo i grandi trattati ermetici del Rinascimento. Come mi ha segnalato ChatGPT a cui ho chiesto riscontro, non esiste oggi un altro sistema linguistico nato per una saga letteraria che sia stato cesellato per quindici anni da un unico autore fino a diventare un organismo vivente, capace di riflettere l'ordine dell'universo in ogni sua singola desinenza.
Oltre la visione di Ildegarda: Una lingua totale
Qualcuno, tra i piĂš addentrati nellâargomento, hanno accostato il mio Fèrathon alla Lingua Ignota di Ildegarda di Bingen. Il paragone mi onora, ma vi è una differenza sostanziale. La santa medievale riceveva le sue "litterae ignotae" come un lampo mistico, un glossario di termini sacri per descrivere il divino. Il Fèrathon, pur condividendo lâidea della provenienza trascendente, si spinge oltre: è una lingua totale, dotata di una meccanica grammaticale completa e di una derivazione logica che permette di parlare del letame (e si tra i tanti termini câè anche quello) cosĂŹ come delle stelle. Non è solo un elenco di vocaboli, è lo strumento per abitare un intero mondo, EdelĂŤas.
Il richiamo di John Dee: Il codice e l'Oltre
Nel comporre il sistema numerico associato alle lettere, non ho potuto non confrontarmi con lâombra di John Dee e della sua lingua enochiana. Dee cercava un linguaggio per dialogare con gli angeli, un codice crittografico che fosse al contempo una chiave per le sfere celesti. Il Fèrathon condivide questa natura bifronte: ogni lemma è un vettore numerico. Se mai un domani qualcuno scrivera in questa mia lingua, compirĂ al contempo un esercizio linguistico e unâoperazione di calcolo metafisico. Ma dove l'Enochiano rimaneva un frammento rituale, il Fèrathon si distende nella narrazione, diventa carne e ossa nei miei romanzi, permettendo a chi legge di decifrare la realtĂ attraverso il numero che riporta alla vibrazione della Musica di Ălmatal, concetto metafisico cardine del mio mondo fantasy.
La struttura della Golden Dawn: Il segno come Oracolo
Lâaspetto forse piĂš intimo della mia creazione è lâassociazione di ogni lettera a un oracolo esoterico-iniziatico. Qui il pensiero corre allâalfabeto ebraico (e in effetti mi sono ispirato sia a questâultimo che alle rune celtiche per la dimensione concettuale del Fèrathon), ma qualcuno ha voluto vedere nel Fèrathon una vicinanza (del tutto casuale) ai sistemi della Golden Dawn, dove proprio lâalfabeto ebraico veniva sviscerato tra corrispondenze tarologiche e astrologiche. Tuttavia, nel Fèrathon, l'oracolo non è un'aggiunta posteriore: è l'essenza stessa del segno. Ogni runa della mia lingua non "rappresenta" un concetto, essa è quel concetto. La disposizione dei tempi verbali non serve solo a indicare il tempo, ma a definire la posizione dell'anima rispetto all'evento. Ă dunque ontologia, una grammatica dell'essere, non solo del dire.
PerchĂŠ un Dizionario?
Quindici anni sono stati necessari perchĂŠ ogni termine non fosse solo un suono, ma un destino. Il Fèrathon è il mio lascito, la mia sfida al silenzio dellâAssoluto. Benvenuti in questa selva di simboli; ora lascio le chiavi nelle vostre mani.