Autunno: La Soglia dell’Equilibrio e della Trasformazione

Meditazione sull’archetipo dell’autunno e sul potere trasformativo della conoscenza.

21 Sep 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 4 min di lettura Blog
Autunno: La Soglia dell’Equilibrio e della Trasformazione
Autunno: La Soglia dell’Equilibrio e della Trasformazione

Ad oggi l’autunno (tradizionalmente beninteso) prende possesso dell’emisfero boreale.
In realtà, se dobbiamo essere pignoli, l’abbandono dell’estate e l’ingresso dell’autunno avverrà domani.
Questo è un periodo ricco, archetipicamente potente.
È il periodo del cambiamento, dell’inizio della stagione che precede l’inverno...
È il periodo che precede la letargia, in cui i colori della natura diventano caldi.
Pur tuttavia, il suo valore archetipico è molto più complesso, in quanto l’autunno è la stagione in cui non solo si lasciano cadere le foglie dell’anno vecchio, simboli di ciò che non può e non deve essere più trattenuto, ma è il tempo del rinfresco e dell’accrescimento.
Se noi andiamo ad analizzare l’etimologia della parola autunno, vediamo che i filologi lo fanno risalire per l’appunto a due parole latine che sono per l’appunto autere (rinfrescare) e augere (accrescere).
Ma perché l’autunno è legato all’accrescimento?
Perché è la stagione che, tradizionalmente, è quella che porta a maturità la frutta, che spinge la gente a riunirsi per la vendemmia, che rinfranca il cuore con i suoi colori.
È dunque il tempo della compiutezza della semina, il momento in cui si raccoglie ciò che si è lasciato con pazienza crescere.
Inoltre l’autunno ci ricorda che ciò che non è cresciuto deve essere lasciato andare, e quindi ci spinge nostro malgrado all’accettazione.
Ci invita a spogliarci del nostro superfluo, della nostra apparenza, per mettere a nudo la nostra vera essenza.
È dunque il tempo di scacciare l’inutile per accumulare l’utile, ciò che ci nutre da ciò che può essere velenoso.
Ogni cosa viene ad essere messa al proprio posto, e ciò che non porta frutto viene dunque restituito alla natura mediante il fuoco.
L’autunno si allaccia così alla parabola evangelica della separazione del grano dalla zizzania, e dunque dell’accrescimento della coscienza matura, la quale ci spinge inevitabilmente ad essere più integri eliminando ciò che non ci appartiene più…
L’autunno, per tradizione, inizia oggi il suo percorso con l’equinozio, altro elemento archetipico molto importante.
È il giorno in cui la luce e le tenebre sono in perfetto equilibrio; il giorno in cui viene ad essere spalancata una soglia che, simbolicamente, ci invita non tanto a ricevere passivamente energie cosmiche, quanto a recuperare energie psichiche che possano aiutarci a perfezionare il nostro personale equilibrio raggiungendo la conjunctio oppositorum.
Una conjunctio che, sempre più spesso, molti dimenticano di ricercare, tanto che i loro conflitti interni li trasmettono all’esterno cercando di vedere il loro male negli occhi degli altri.
Così è di questa umanità in deprecabile disequilibrio, in cui la giustizia non viene ad essere esercitata equamente ma in maniera ipocrita e spudorata verso un gruppo a discapito di un altro.
Così dunque l’equinozio ha smesso di gridare il suo valore, anche lì dove tale valore si professa di conoscere.
Così l’equinozio d’autunno è diventato il primo giorno del preludio dell’inverno, un inverno dell’anima umana che non è riposo per poi diventar risveglio, ma è sonno che è diventato morte.
Una società in cui la luce viene a mancare, e in cui si favoriscono il procedere delle tenebre interiori negli esseri umani, è una società che si avvicina sempre più alla propria fine.
I frutti maturi non vengono più ad essere mangiati per farli diventar parte dell’umanità, ma vengono ad essere gettati a terra per farli marcire, mentre le foglie secche non simboleggiano più il superfluo, bensì la morale e l’etica che viene ad essere abbandonata mostrando solo un albero rinsecchito e vecchio che, nella sua nudità non ha nulla di armonico.
La zizzania non viene più trasformata dal fuoco, ma anzi viene ad essere macinata per servir pane che avvelena lo spirito.
È dunque giunto il tempo della riflessione e della vigilanza… perché gli alberi che ancora hanno radici profonde che s’abbeverano all’Acqua della Vita resistano all’inverno rigido e arido che, gruppi ben consci del valore archetipico di questi preziosi momenti, vogliono spargere per adombrare il mondo con le tenebre dell’ignoranza e far decrescere l’essere umano a mostro vile.
Senza abusarne, che la Luce della conoscenza sia dunque la nostra arma.

Gianluca Vincenzo Liserra



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