Canta Frascafoglia, una storia di maestria,
di luce di luna, di potente magia.
di Camièl dagli occhi di smeraldo,
dal crine riccio ch’era un incanto.
Un cuore di poesia nel petto le vibrava,
connessa alla Musica la sua anima stava.
Di discorsi con api, e con gattini neri,
di genitori e Gnomi che di lei eran fieri.
Gli alberi ricordano di lei smarrita,
riflettendo mesta la morte e la vita.
Sotto salice dolce, stanca s’addormentò,
una salamandra all’alba sul sentiero incontrò.
Arrivò assetata ad una piccola sorgiva.
dall’acqua fresca, limpida e suggestiva.
Bevve veloce e poi andò a sedere,
cominciò a scrivere per far il cuor tacere.
E mentre scriveva, penna ed inchiostro,
calò la notte tra le chiome del bosco.
Lontano ululato nell’aria echeggiò,
spaventata Camièl, con foga trottò.
S’imbatté in mastini bruti e spettrali,
dai morsi di odio, sanguinosi e fatali.
Presa dal panico, Camièl li minacciò,
“Andatevene o v’incendio!” con forza gridò.
I mastini rabbiosi senza farsi impaurire,
s’avvicinarono a Camièl, pronti a colpire.
Ma mentre l’incantesimo stava per lanciare,
lupi bianchi dagli alberi presero a sbucare.
In soccorso della Fèrathim giunsero veloci,
attaccarono i mastini con morsi feroci.
Camièl scappò dal luogo della battaglia,
lasciandosi alle spalle il branco canaglia.
Giunse in una radura che temporale scrosciava,
la luna alla pioggia in diamanti trasformava.
Un lupo bianco da lontano la guardò,
e con passo calmo a lei s’avvicinò.
Le disse ch’era lì su richiesta d’un ape,
che la vide smarrita per quelle contrade.
“Ai confini di Frascafoglia ti condurrò”
le disse il lupo, “corri meco mentre ululerò!”
Così Camièl corse dietro al lupo ululante,
con nuova forza nel cuor risuonante.
Selvaggia, indomita alla belva fece eco,
liberandosi così del suo fare discreto.
Ululò inaspettata con forza alla luna,
sentendosi l’anima lieve qual piuma.
Uscì dal bosco, felice e leggera,
ringraziò il Bianco con riverenza sincera.
Mentre il lupo tornava dond’era venuto,
Camièl rimuginò ciò che l’era accaduto.
Sentendosi nuova e nel cuore cambiata,
tornò ad Ìnothen, cittadella amata.
Gianluca Vincenzo Liserra