L'Ombra di Boschetto

Quando la sorte voltò lo sguardo, dodici Gnomi non uscirono più dal bosco

31 Oct 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 9 min di lettura Extract
L'Ombra di Boschetto
L'Ombra di Boschetto

La caligine della notte aveva avvolto completamente la campagna, e oltre ad un paio di palmi dal proprio naso non si riusciva a veder nulla.
Tutto sembrava remoto, indistinto, come se la realtà fosse un sogno antico e misterioso.
Il sole, alzandosi lento sopra l’orizzonte ad est della piana di Hermèt, non contribuì affatto a scacciare quelle sensazioni, poiché sembrava un’indistinta palla accecante che non donava alcun calore gradevole.
Tuttavia l’aria divenne pian piano sempre più calda.
Ma il caldo era soffocante, e l’umidità non aiutava a riempire appieno i polmoni.
I contadini, messo il naso fuori la porta, presero a boccheggiare e, fintanto che la nebbia non si fosse diradata, la maggior parte decise di non andare a lavorare nei campi.
Quei pochi che lo fecero, invece, si sentirono mancare, e abbandonarono la loro attività nemmeno mezz’ora dopo averla iniziata.

Guardando fuori dalle finestre e assicurandosi che fossero ben chiuse, pieni d’inquietudine e allo stesso tempo di meraviglia, gli abitanti della campagna si chiesero se quella persistente nebbia non rispondesse ad una volontà malvagia e stregonesca.
Tempo addietro, ai tavoli delle locande, avevano sentito dire da più di un gruppo di viaggiatori provenienti dal regno di Afènaril che esseri grotteschi erano stati avvistati da lontano nella valle tenebrossa e gelida di Gliadùhaz.
I Fèrathim che vigilavano dai bastioni di Aram-Arastàs erano inquieti per ciò, e creature senza forma, simili a spettri fatti di inafferrabile fumo nero, e altri Incarnati votati alla Disarmonia di Mòlokor avevano fatto la loro apparizione nelle campagne vicino ai villaggi del nord-est di Edelëas.  
Nel villaggio di Tànier gli abitanti erano spaventati, poiché in concomitanza con le orrorifiche apparizioni si verificarono anche misteriose sparizioni.

La nebbia persistette fino a pomeriggio inoltrato e, in quell’ora, comparvero sulla strada maestra dodici Gnomi che si stavano facendo incontro alla città dai mattoni rossi di Càdron per trovare riposo (e forse fare qualche affare vantaggioso).
Il loro visi erano stanchi, e le tracce di un lungo e stremante viaggio erano ben evidenti sui loro rattoppati vestiti.
Entrati in città dai cancelli di nord-est, e dopo aver chiesto informazioni alle guardie, si diressero verso la locanda del Calice d’Argento.
Ivi vennero accolti con calore da Romdàr l’oste, un brav’uomo dal viso rubicondo, gli occhi luminosi e il fisico grasso.
Ordinarono da mangiare, e presero in affitto le ultime tre camere rimaste libere senza contrattare sul prezzo. Pagarono in anticipo, pregando Romdàr di rispettare la loro discrezione e di non far loro domande circa lo scopo dei loro affari. Poi andarono alla sala comune della locanda, e qui si misero a sedere in disparte, evitando di parlare con gli altri avventori umani e discutendo tra loro nel loro terroso idioma.
Trascorsero la notte tranquilli, e si svegliarono ristorati e pieni di energia quando ancora regnava la fredda ora precedente all’aurora.
Usciti dalla locanda andarono ai cancelli e, dopo aver pregato (e pagato) le guardie perché li aprissero anzitempo, uscirono da Càdron e si diressero a sud.

Quando il sole cominciò a mostrare il suo disco dorato, già avevano percorso tre miglia.
Si trovarono così ad un bivio, vicino ai confini della piccola macchia di alberi che gli Uomini di Adamastor chiamano Boschetto.
Una carreggiata proseguiva lungo la Strada Maestra, che aggirava Boschetto, mentre l’altra si stemperava in un sentiero silvano che s’inoltrava in profondità sotto le fronde degli alberi.

Qui gli Gnomi si fermarono un attimo, indugiando sul da farsi.
La metà di loro voleva attraversare la piccola foresta (in modo da risparmiare tempo), mentre l’altra (avvertendo qualcosa di minaccioso) voleva aggirarla continuando lungo la via maestra.
Così, non riuscendo ad arrivare ad alcun compromesso, e sapendo che ai voti non potevano andare, decisero di affidarsi alla sorte. Pertanto lanciarono una monetina, e stabilirono che se sarebbe uscita testa avrebbero percorso la Strada Maestra, altrimenti avrebbero attraversato la piccola foresta.
Quando la moneta venne lanciata dal più giovane del gruppo, molti rimasero col fiato sospeso, mentre quella volteggiava in aria.
Quei pochi secondi sembrarono durare come dei minuti, e i cuori di molti batterono con forza tanto da far pulsare le vene delle loro tempie.
Caduta per terra, la moneta segnò croce e, con rammarico di quelli che temevano il bosco, andarono incontro ai confini degli alberi.
Erano appena le nove del mattino.

Percorse appena tre miglia, i dodici Gnomi cominciarono a sentirsi a disagio, poiché percepirono qualcosa di strano nell’aria.
Una densa umidità regnava sovrana, e i suoni della foresta sembravano bizzarri.
Uno strano mormorio, gutturale e basso, echeggiava in ogni dove, pronunciando parole incomprensibili che suonavano minacciose.
La terra, allorquando fermavano il loro passo, era percossa da un leggero fremito, come se in qualche parte lontana della foresta una mandria di cavalli o altri animali provvisti di zoccoli andasse al galoppo.
Lo scricchiolio dei rami divenne inquietante, e il fruscio delle foglie appariva sgraziato, quasi disturbante.
All’improvviso tra gli alberi cominciò ad aleggiare una velata foschia, che man mano che passava il tempo diveniva sempre più fitta e stranamente calda.
Con un nodo alla gola, e consci che il tempo non giocava al loro favore, tornarono alla svelta indietro cercando di seguire il sentiero.
Inaspettatamente, però, la foschia si trasformò in un velo impenetrabile.
Gli Gnomi persero l’orientamento e, imprecando, realizzarono di essere fuori sentiero.

Calò la notte, e il bosco rimase avvolto dalla nebbia che si fece un po' meno fitta.
I suoni cessarono, ed un silenzio opprimente e inquietante cominciò a dominare incontrastato.
L’aria era divenuta fredda, tanto che tutti gli Gnomi ebbero la pelle d’oca.
Avvolgendosi nei loro mantelli, questi si misero stancamente a sedere per terra.
Accesero un piccolo fuocherello per rischiarare la notte e scaldarsi e, a turno, decisero di riposare e fare la guardia.

Coloro che andarono a dormire, però, quando si svegliarono non trovarono più i loro compagni.
Scattati in piedi, e domandandosi che fine avessero fatto, cominciarono preoccupati ad urlare i loro nomi.
Nessuno rispose, e l’eco della voce che tornò alle loro orecchie sembrò bassa e minacciosa.
Con il cuore che batteva con forza nel loro petto, abbandonarono il loro silvano giaciglio e s’inoltrarono  con angoscia tra gli alberi.
A volte sentivano come degli strani rumori tutt’intorno a loro, come se qualcuno li stesse seguendo o controllando nell’oscurità.

La foschia riprese ad infittirsi, e poco dopo il mormorio che avevano sentito al mattino ritornò a riecheggiare nell’aria, apparendo più minaccioso e addirittura spietato.
Dopo qualche ora, gli Gnomi si trovarono in una radura di alberi brulli e secchi, dove al centro cresceva un tronco avvizzito e marcio.
La luna, pallida e spettrale, sembrò colorarsi di tonalità terrose.
Il mormorio gutturale s’intensificò, seguendo un ritmo cadenzato e ipnotico.
Gli Gnomi si sentirono raggelare fin al midollo delle ossa, e non riuscirono a muovere un solo muscolo.
Poi, osservando il tronco, s’accorsero che tra le insenature marcescenti stavano uscendo un gran numero di vermi e altri insetti e, dietro di loro, un corposo fumo nero da cui proveniva un calore sgradevole e quasi bruciante.
Il fumo, condensandosi, assunse come la forma di una mano artigliata che, con impetuosità, tentò di afferrare uno degli Gnomi.
Schivato il pericolo, questi corsero lontano dalla malefica radura, folli di paura e con il cuore che quasi prese a scoppiare nel loro petto.

Due giorni dopo, un gruppo di giovani uomini uscì da Càdron per andare a caccia di selvaggina.
Erano armati di archi e frecce, e qualcuno portava con sé un coltellaccio e una spada di umile fattura.
Inoltratisi tra gli alberi di Boschetto, abbandonarono il sentiero per posti che ben conoscevano.
Erano appena le dieci del mattino, quando i loro cuori persero un colpo.
Un ruggito cavernoso e gutturale echeggiò con forza nell’aria e, poco dopo, lontano tra gli alberi videro come uno spettro composto da mutevole fumo nero che sembrava osservarli.
Avvertendo in quello un potere malefico e spietato, tornarono indietro terrorizzati.
Mentre correvano perdifiato senza voltarsi mai indietro, ecco che improvvisamente s’imbatterono in uno Gnomo dal viso sconvolto.
Quasi non lo uccidevano per la paura che stavano provando!
L’altro, con sguardo folle, si avvicinò agli Uomini con la daga in mano e disse loro di fuggire, perché c’era qualcosa nel bosco che aveva ucciso tutti i suoi compagni.
Quelli, senza farselo ripetere una seconda volta, permisero allo Gnomo di unirsi a loro e tornarono sul sentiero.
Lì, a sinistra della carreggiata, a mezzo miglio dal confine, s’imbatterono nel cadavere di uno dei compagni dello Gnomo, e furono sconvolti per come quello era ridotto.
La pelle sembrava rinsecchita e nerastra e il naso era affilato, le labbra ritratte mostravano dei denti marci e le orbite degli occhi erano cave.
Lo Gnomo, riconoscendo uno dei suoi undici compagni, cadde in ginocchio a terra e, prese due pietre, cominciò a colpirsi la terra in maniera folle.
Gli Uomini gli afferrarono le braccia e, lottando contro la sua forza, lo trascinarono via dal luogo del ritrovamento.
Poco prima di uscire da Boschetto, però, lo Gnomo ebbe un attaccò di cuore e, stringendosi con forza il petto, emanò un verso soffocato e smise di dimenarsi, rimanendo con lo sguardo vitreo fisso sul vuoto.

Data la sera degna sepoltura allo Gnomo secondo le sue usanze, i cacciatori raccontarono ai loro amici ciò che era loro successo, e ben presto la notizia si sparse per Càdron e dintorni.
Così, con più domande che risposte, i Càdroniani evitarono di inoltrarsi per Boschetto, e ai viandanti che avevano intenzione di visitarlo li facevano desistere raccontando la storia dei dodici Gnomi.

101 visualizzazioni