Câè un momento, nella vita di ogni narratore, in cui il mondo immaginario da lui creato comincia a respirare da solo. Ă quanto accaduto a me che, dopo quasi quindici anni di lavoro, ha fatto conoscere al mondo il mio monumentale Dizionario di Lingua Fèrathon (ed. Streetlib 2025), unâopera in cui ho cercato di unire letteratura fantastica, filologia e filosofia del linguaggio, misticismo e fisica quantistica mascherata da mito.
Il risultato è un Dizionario che è piĂš di un glossario di termini: è un viaggio nella genesi di un linguaggio magico, legato a un sistema simbolico complesso. Ogni lettera (o meglio, ogni runa) ha un suo preciso valore fonetico, numerico e mistico. Le ventisei rune piĂš una del fèrathon, ideate graficamente dal sottoscritto, sono concepite come âsigilli vibratoriâ, simboli che incarnano una nota della Musica di Ălmatal, principio cosmico che, nel mio universo, plasma la realtĂ .
Il Fèrathon però non è solo magia: è anche etica, equilibrio, disciplina del pensiero. Lo descrivo come una lingua che âaccorda la vibrazione del pensiero intuitivo alla Musica dellâUniversoâ.
Sarebbe facile accostare il mio lavoro a quello di Tolkien o dei linguisti che crearono il Klingon di Star Trek. Ma il Fèrathon ha unâimpronta profondamente diversa: è una lingua intrisa di simbolismo metafisico, di luce e oscuritĂ , di armonia e disarmonia.
Con pazienza non ho solo costruito una grammatica (pur rigorosa e dettagliata), ma un intero sistema cosmologico, dove ogni segno è insieme parola, numero e oracolo.
Pertanto le rune non si limitano a scrivere: parlano e plasmano la realtĂ .
Ognuna di esse è associata a una stella e a un oracolo poetico che invita alla riflessione sul destino, la conoscenza, lâamore o la caducitĂ . Leggendo questi frammenti, spero che il lettore si possa immergere in unâesperienza che unisce la filologia alla mistica, la creazione letteraria alla contemplazione spirituale.
Nella mia introduzione confesso apertamente che spesso, rileggendo le parole del Fèrathon, mi chiedo se sia stato davvero io ad averle scritte. Forse, tornandomi alla memoria le parole della prefazione al mio libro Le Fiabe di EdelÍas vergate da Camilla Viscusi (straordinaria scrittrice e poetessa di Frascati), non ho inventato nulla, ma ho solo riportato in vita una lingua che il mio cuore ricordava.
Credo dunque che sia questa la chiave poetica e filosofica del mio lavoro: la lingua come memoria ancestrale, come unâeco di un sapere che trascende lâindividuo e affonda la sua esistenza in un inconscio collettivo non planetario ma cosmico.
In unâepoca di comunicazione rapida e standardizzata, il mio Dizionario di Lingua Fèrathon è insieme visione ed un atto di resistenza culturale. Unâopera che tenta di dialogare con la tradizione fantasy ma che al contempo cerca di superare, restituendo al lettore la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di autentico, antico e nuovo al tempo stesso.