Dall’infanzia all’eternità: racconti che guidano gli adulti attraverso dolore, amore e trasformazione.
17 Aug 2025
Gianluca Vincenzo Liserra
3 min di lettura
Blog
Il Ritorno delle Fiabe
Ancor oggi, quando qualcuno viene a sapere che ho scritto un libro dal titolo Le Fiabe di Edelëas, subito vengo etichettato come scrittore per bambini.
Credo che l'associazione della Fiaba alla letteratura infantile sia un fattore venutosi a creare con Perrault e i Grimm, per poi essere esacerbato solo nell'ultimo secolo quando Disney produsse Biancaneve e i Sette Nani, edulcorando il racconto originale fin quasi al diabete.
Infatti nell'immaginario collettivo le Fiabe non contengono violenza, finiscono con "E vissero tutti felici e contenti" e gli eroi sono sempre cavalieri buoni e gentili e i Draghi e le Streghe e i Lupi sono sempre i cattivi.
Le Fiabe sono oggi concepite come "non traumatiche"... ma, in realtà, le fiabe originali, quelle pre-Grimm, vennero create proprio per traumatizzare.
La fiaba, dal latino fabula, dunque non erano racconti rivolti ai bambini, ma racconti rivolti agli adulti, aventi lo scopo di affascinare, avvertire, far riflettere.
Erano delle metastorie, aventi lo scopo di iniziare, e questo questo venivano raccontate durante un rituale di iniziazione o di passaggio: infatti se il rito era studiato per essere uno psico-dramma, la fiaba aveva la funzione di far riflettere proprio sul dramma.
Erano racconti iniziatici, e per questo si basavano sugli archetipi (elementi oggigiorno che molti erroneamente ritengono stereotipi - che sono ben altra cosa).
Al giorno d'oggi, in cui gli adulti ignorano i propri traumi, e ai bambini bisogna evitarli tanto da non permettere loro di comprendere che la vita è fatta anche di sofferenza e paure da dover affrontare e superare, ecco che le Fiabe hanno perso la loro potenza iniziatica. Ad oggi vengono create delle Fabule semplici, senza profondità simbolica, solo per intrattenere e addormentare...
Ricordo ancora quando un gruppo di ragazzine si avvicinò al mio banchetto dove stavo esponendo i miei libri: una di esse era interessata alle Fiabe, ma subito la sua amichetta cominciò a deriderla e le disse: "Sei ancora una bambina che hai bisogno delle Fiabe della buona notte?"
Lì per lì mi son detto: "Ok! Devo cambiare titolo al libro!" Ma subito dopo: "No! Occorre far comprendere alla gente che le Fiabe erano per adulti, e possono tornare ad essere per adulti... perché forse gli adulti, più che i bambini, hanno oggi bisogno di racconti metastorici che li facciano riflettere su se stessi, la società che vivono e il loro rapporto con il divino."
Per questo nel mio denso libro ho scritto di storie che parlano d'amore che scade nella manipolazione, nel dolore della perdita, ma anche nell'elevazione delle anime che si toccano per mezzo della carne.
Per questo ho scritto di drammi familiari, di maschere, di odio che distrugge società, di tiranni che imbavagliano il pensare.
E chissà... magari un domani ci sarà un secondo volume de Le Fiabe di Edelëas per far riflettere anche su altro.
Fino ad allora: "Che Eàhteril vi benedica e vi guardi!"