Il Rogo del Passorosso

Nel gelo della notte senz’anima, fu pronunciata la condanna degli alberi.

15 Sep 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 3 min di lettura Extract
Il Rogo del Passorosso
Il Rogo del Passorosso

[...] Mentre il malcontento cominciava a predominare tra le legioni meridionali degli Orchi, ecco che, in una notte senza luna né stelle, giunse al loro accampamento un cavaliere vestito con una pesante cappa nera. Aveva il viso messo in ombra da un pesante cappuccio, e una lunga falce dalla lama affilata e ricurva ben stret-ta nella scheletrica, butterata e bianchiccia mano destra.

Dalla sua persona proveniva un disgustoso olezzo: un nausea-bondo puzzo dipungente putredine. Tutt’intorno gli aleggiava una densa ombra nera, che oscurava ancor di più la notte stessa e la faceva diventare più fredda e pungente di quanto già era.

Rantolando, smontò dal suo nero cavallo e, con voce stridula, si rivolse agli Orchi che gli si pararono davanti dicendo: “Il Sire non è affatto soddisfatto di ciò che state facendo qui! Il vostro compito era di schiacciare gli Elfi, impadronirvi di Èmefol e riportare il vessillo della Mano Nera sul tetto del Palfer! Ma a quanto pare sembra che abbiate fallito miseramente!”

Al che il goràul (il capitano degli Orchi), con voce tremante e piena di paura (aveva infatti molto terrore del cavaliere incappuc-ciato), disse in un linguaggio alquanto scorretto: “Stiamo cercare in tutti i modi noi di uccidere i sentinelli dell’Inoth-Oro, ma trop-pe essi sono! Poi gli alberi nascondere la presenza di loro, e noi non sappiam mai da dove spuntava il pericolo per noialtri noi!”

Dalla bocca messa in ombra dal cappuccio nero, il cavaliere fece uscire i seguenti e lapidari ordini: “Date dunque fuoco agli albe-ri!”

Al che il sottoposto del goràul intervenne e disse in un linguag-gio leggermente più corretto: “Se noi ci avviciniamo agli alberi, gli Elfi uccideranno noi ancor prima di poter accendere le sterpaglie del di loro sottobosco!”

Ma il goràul, vedendosi scavalcare e mancare di rispetto, estrasse la sua spada arrugginita dal fodero e, vibrando un violentissimo colpo, staccò di netto la testa del suo subalterno. Sputacchiando dalla rabbia, ed osservando con ira e disprezzo il morto giacente ai suoi piedi, disse: “Così imparare tu a non adombrare la mia autorità! Io parla all’emissario di Uzùr! Io... e altro nessuno potere!”

Il cavaliere incappucciato, come se nulla fosse successo, ignorò l’assassinio che s’era consumato davanti ai suoi occhi e disse: “Ac-cendete delle torce e date fuoco agli alberi! Che l’Inoth-Oro bru-ci, insieme a tutti i suoi abitanti!” e, nel pronunciare le ultime pa-role, il suono della sua voce divenne simile al sibilo di un serpente.

Quindi voltò le spalle agli Orchi, montò sul suo cavallo e galop-pò lontano nella notte, portando con sé la sua nera e tenebrosa aura.


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