Il Viaggio di Hìonalin

di Gianluca Vincenzo Liserra.

15 Jul 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 2 min di lettura Extract
Il Viaggio di Hìonalin
Il Viaggio di Hìonalin

[...] Benché le nuvole nel cielo parevano divenire meno scure, la pioggia non accennò minimamente a diminuire... anzi s’infittì ancor di più, sferzando con più forza sopra la testa di Hìonalin che già si sentiva bagnato fino al midollo.

Tutt’intorno a lui l’aria divenne pian piano sempre più fredda e pungente, mentre piccole nuvolette cominciarono a condensarsi davanti al naso e alla bocca.

Il cuore gli batteva forte nel petto per lo sforzo, e la testa cominciò a girargli leggermente.

Boccheggiante si fermò un attimo e, piegandosi in avanti, tentò di riprendere fiato.

Il terreno sotto i suoi piedi era divenuto fangoso, e i suoi stivali penetravano così tanto in profondità che ogni suo singolo passo richiedeva molto sforzo.

Per una piccola frazione di secondo si sentì mancare, dovendo far ricorso a tutta quanta la sua forza per non cedere.

Riavutosi, guardò dritto innanzi a sé e, stringendo i denti, continuò ad inerpicarsi lungo il sentiero.

Era passato qualche minuto da quando aveva ripreso il cammino, quand’ecco che sentì giungere da sopra la sua testa il suono di qualcosa di legnoso che si spezzava.

D’istinto alzò lo sguardo velocemente, e s’accorse che un ramo stava precipitando sopra la sua testa.

Balzò dunque in avanti, convinto che avrebbe coperto una notevole distanza.

Ma la terra, divenuta fango sotto i suoi stivali, gli permise di saltare quel tanto che bastava per non essere colpito dal ramo che cadde al suolo con un tonfo, affondando nella melma.

Indugiando un attimo per osservare la fronda per terra, ringraziò il cielo che quello avesse preannunciato la sua caduta con un crack!

Riprese dunque il cammino, avvolgendosi nella sua pesante mantella di panno e, tremolante per il freddo e sentendo che le forze gli stavano ancora una volta venendo meno, arrivò in cima allo sperone roccioso.

Ivi si sedette con fare stanco per terra, boccheggiante e sentendo l’aria fredda che gli asciugava e gli irritava la gola.

Quindi dardeggiò gli occhi dritto davanti a sé e, incurante della pioggia che l’aveva oramai inzuppato tutto, osservò lo scorrere dell’Argentirivo che serpeggiava lungo la valle di Baràd che, immersa nell’uggiosa luce di quel mesto pomeriggio, pareva come un verdognolo mare spento, increspato da numerosi flutti mossi dal vento che s’infrangevano contro le pendici delle nebbiose Alpi Èrtuen ad oriente […] 

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