Ïlmatäl la Grande: la Sapienza che suonò le note dell'Universo
Una riflessione tra mito, religione, filosofia, fisica quantistica e cosmologia liserriana: la figura di Ïlmatäl come demiurgo femminile e suono originario dell’Universo di Edelëas.
14 Jul 2025
Gianluca Vincenzo Liserra
4 min di lettura
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Ïlmatäl la Grande: la Sapienza che suonò le note dell'Universo
"Il Signore mi ha creato all’inizio del suo operare, come la prima delle sue opere, fin da allora. Dall’eternità sono stata costituita, dall’inizio, prima che fosse fatta la terra. Quando non c’erano ancora gli abissi, io fui generata, quando non c’erano ancora le sorgenti cariche di acqua, prima che le montagne fossero fissate e prima delle colline, io sono stata generata; prima che egli avesse fatto la terra e le campagne e i primi elementi del mondo… Io ero al suo fianco, come architetto, ed ero la sua delizia ogni giorno, rallegrandomi sempre la sua presenza.”
Proverbi 8, 22-26.30
Ïlmatäl che appare nella fiaba La Prima Fata, è la prima dei Tre Vheliam (primi enti metafisici della cosmologia di di Edelëas).
Essa affonda le sua genesi nella pericope biblica sopracitata, tratta dal libro dei Proverbi.
Il nome, invece, è preso in prestito dal poema finlandese Kalevala, leggermente modificato (ma veramente di poco) per accordarlo alle regole lessicali della mia lingua inventata.
Mi piaceva l’idea di vedere dell'Ente Supremo accanto ad una figura femminile, così come viene ritratto Dio nell’affresco della Creazione dell’Uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina.
A volte dimentichiamo che Dio si è servito proprio di un emanazione dalle caratteristiche femminili per creare tutto ciò che esiste; una Madre che da forma alla Materia, che la plasma silenziosa ed armoniosa per far nascere qualcosa di nuovo... ed io volevo, indirettamente, ricordare che senza l’apporto femminile, Dio non avrebbe potuto vita all’Universo, esattamente come ritroviamo nella tradizione dello shivaismo non duale in cui Shiva (Coscienza pura) non può farsi conoscere senza l'energia Shakti, allo stesso modo in cui nella Kaballah ebraica l'Ein Sof non produce nulla senza la Shekhinah.
Tuttavia non volevo riprendere in toto il mito biblico ne la tradizione shivaista, e sentivo il bisogno di distaccarmi da queste due correnti e riscriverlo per armonizzarlo con le moderne scoperte scientifiche avvenute nel campo della fisica quantistica.
Così Ïlmatäl è strettamente legata al concetto di Sapienza, di Shakti e di Shekhinah, ma non è di queste l’incarnazione.
Ella è colei che è stata riempita più degli altri enti emanati dall'Ente Supremo dell’Antica Sapienza. È colei che, con la sua Musica, proprio come un architetto che genera le forme ma non la sostanza, plasma la Luce per dar vita alla materia e quindi al mondo immanente.
È colei che tramite la sua vibrazione crea l’ordine, l’armonia e gli accidenti del mondo immanente.
Come per Pitagora e Tolkien, anch’io ho preso in prestito il concetto di Musica ponendolo come fondamenta del mondo, ma a differenza del professore di Oxford che nelle sue opere la Musica è creatrice (quella degli Ainur dietro il tema di Eru Iluvatar) e Pitagora che la considerava ordinatrice, nella mia opera la Musica che risuona silenziosa nel creato è demiurgica; condensa, plasma, riunisce in maniera armonica, trasforma, genera gli accidenti che differenziano gli enti, ma non crea.
Ordina e al contempo plasma come un artigiano.
Per questo Ïlmatäl è un Demiurgo femminile (un po’ come la Sapienza biblica); immette nella Luce una sinfonia armonica, un suono primordiale, un logos, una vibrazione.
Tale musica l’ho volutamente accostare all’Ohm della tradizione Induista e Buddista, al Logos della tradizione Cristiana ed Ermetica, alla Parola della tradizione egiziana ed ebraica.
Quantisticamente sappiamo che ogni cosa che esiste ha una sua specifica vibrazione, e che non è altro che energia condensata, e quando andai a studiare la teoria delle stringe, realizzai che l’Universo stesso non è altro che il frutto di una musica antica ed arcana che non può essere udita da orecchie umane.
Senza vibrazione, senza Musica, tutto sarebbe informe.
Dalla particella più piccola alla galassia più grande, tale Musica vibra e permea ogni cosa dell’Universo, ed è presente anche in noi stessi, nei nostri corpi, nei nostri campi elettromagnetici per quanto possano apparire deboli, nella nostra anima e spirito divenendo ponte tra l'immanente e il trascendente.
Questa idea, è alla base nel racconto La Musica di Ïlmatäl, di cui una forma più breve è contenuto all'interno della terza edizione de Le Fiabe di Edelëas.
Pietra d'angolo della mia cosmologia, per mezzo del simbolo e dell'allegoria spiega molto del rapporto tra l’Uomo, il Creato e la senziente e al contempo In-Consciente (il termine non è scritto a caso) causa scatenante dell'esistere; quell'Ente Supremo che i Greci chiamavano un tempo Arché, e che nella mia cosmologia chiamo Eàhteril.