La Caduta di AilĂ ht

’ombra del demone incoronato si leva tra le rovine, suggellando il destino di Ailàht.

19 Sep 2025 Gianluca Vincenzo Liserra 4 min di lettura Extract
La Caduta di AilĂ ht
La Caduta di AilĂ ht

Diverso tempo addietro,

nella Penisola di IthĂ lan, esisteva una cittĂ  degli Uomini chiamata AilĂ ht.

Inghiottita dall’inesorabile scorrere dei secoli che non conoscono riposo, e distrutta dalla stoltezza dei suoi stessi abitanti, tale città cadde in rovina nel giro di pochi mesi.

Ad oggi i suoi resti sono andati perduti, erosi dalla pioggia, dal vento e dalle radici degli alberi.

Nessuno conosce piĂš la sua esatta ubicazione, e alcuni ritengono sia meglio cosĂŹ, dato il male che la colpĂŹ!

Di essa vive solo un vago e sbiadito ricordo, tramandato nei miti e nelle leggende come insegnamento; un monito per tutte le razze di Edelëas, affinché gli errori dei suoi sconsiderati abitanti, e il periglio che si corre nell’evocare incontrollabili ed oscure forze, non vengano più a ripetersi.

Tale racconto dunque non è rivolto ai bambini che sono ancora innocenti, ma ai giovani, che hanno ancora molto da apprendere, ed agli adulti (schiavi dei loro demoni) dimentichi di cosa significa fomentare inutilmente sospetto ed odio, spingendo alla stolta e insensata divisione!

L’inizio della fine di Ailàht avvenne durante il primo quarto di luna d’un imprecisato e rigido inverno.

Il cielo era limpido e le stelle splendevano fredde e pulsanti; sembravano migliaia di cuori siderali che, palpitando, davano vita a qualcosa d’infinitamente grande, lontano ed ancestrale oltre la coltre ombrosa della notte.

Lungi dal fossato che bordava le mura esterne della città, un lupo solitario prese ad ululare, ma il suo richiamo non era affatto un canto che celebrava l’oscurità della notte, né il lume argenteo della luna o il candore remoto delle stelle.

No!

Era un verso colmo di paura, d’impotenza e di amara angoscia; una sorta di lamento di disperata rassegnazione.

Con il cuore che gli martellava forte nel petto e le lacrime che gli scendevano a rivoli dagli occhi, il lupo corse!

Corse a perdifiato, come mai aveva fatto in vita sua, uscendo dal-la foresta che sorgeva ad est di AilĂ ht.

Era ad appena un centinaio di falcate dal fossato, quando (dopo aver lanciato un ultimo, infelice e doloroso guaito) stramazzò al suolo privo della Fiamma della Vita.

Mentre la povera bestie moriva, una misteriosa figura avvolta in un mantello nero e con un cappuccio sulla testa uscĂŹ dagli alberi.

Era un Uomo, esperto conoscitore delle arti oscure degli Ùlthur e della manipolazione delle menti; un negromante che aveva in o-dio Ailàht e i suoi abitanti che considerava degli stolti animali dai bassi istinti, da comandare e di cui disporre a proprio piacimento.

Reggendo nella mano sinistra un lungo pugnale di piombo, chinandosi verso il terreno per esaminarlo con attenzione, cominciò a seguire le tracce lasciate dal lupo.

Avvicinatosi lentamente al suo cadavere, toccandolo con la punta del pugnale, il negromante cominciò a canticchiare disarmonicamente qualcosa in una lingua aspra ed arcana.

Poco dopo, ecco che la notte sembrò divenire ancora più tenebrosa, e l’aria divenne spaventosamente gelida.

Le stelle si spensero una ad una, benchĂŠ non vi fosse alcuna nu-vola su nel cielo che potesse occultarne la luce.

Dal bosco diversi barbagianni spiccarono il volo terrorizzati, e il mondo intorno ad Ailàht piombò nel piÚ pesante silenzio!

Fu come se qualcosa di terribile e mortale si stesse facendo an-nunciare.

Dai confini della foresta, fluttuando sinuoso a mezz’aria, uscì uno strano essere. Non aveva una forma fisica ben precisa: sembrava che il suo intero corpo fosse come denso fumo nero.

Non aveva occhi, nĂŠ bocca, nĂŠ naso o orecchi!

Non aveva alcun arto inferiore, e quelle che parevano esili e lunghe braccia erano allargate e distanti dai fianchi. Sul suo nebuloso capo, mutevoli e sottili fili di fumo nero danzavano al vento, for-mando come una sorta di spettrale ed alta corona.

Era questi un Àzragul, un demone dalla corona; inferiore come potenza ad un Hùlmog, ma subdolo portatore di sventura e malattia.


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