Le scuole di pensiero di Edelëas come specchio della ricerca spirituale e filosofica in continua evoluzione del loro autore
20 Aug 2025
Gianluca Vincenzo Liserra
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Le molteplici Vie della Conoscenza
“Allorché i Sette Fèrathim abbandonarono sulla loro nave d’argento le loro Sette Stelle per giungere in Edelëas su richiesta di Ïlmatal la Grande, il ricordo dell’Altrove iniziò a divenire potente in loro. Così, alzando gli occhi al cielo e contemplando il bagliore delle loro patrie remote, insieme alla vastità dei silenti prati siderali, sentirono un fremito nei loro cuori! Il ricordo ben presto divenne nostalgia e, in cima ad alte torri bianche da loro innalzate, nelle notti terse cominciarono a sospirare osservando le stelle e a riflettere rapiti sulle realtà ultime del Cosmo e sul Signore del Creato Eàhteril...”
Nell’universo di Edelëas, la riflessione sull’Ente Supremo Eàhteril non è affatto dogmatica.
Essa si fonda su un approccio filosofico che ha fatto nascere, lungo l’arco dei secoli, molteplici interpretazioni e diverse scuole di pensiero tra i vari popoli del Continente.
Tali sistemi, però, non sono mai entrati in contrasto tra loro (ad eccezione di quelli della setta degli Ùlthur - gli Stregoni Oscuri).
Ciò è dato dal fatto che i loro aderenti hanno tutti la consapevolezza che, quando si parla degli enti trascendenti e della loro dimensione, non si può essere precisi nell’argomentare la loro esatta natura dato il limite del linguaggio immanente usato dagli Incarnati, e mai si può arrivare a delle conclusioni assolutistiche, totalizzanti o definitive.
Così oceanica e abissale è l’essenza di Eàhteril e degli altri enti metafisici, che di essi si può solo afferrare una piccolissima scheggia; più piccola del più minuscolo frammento di granello di polvere.
Una delle riflessioni su cui gli abitanti di Edelëas (soprattutto i Fèrathim - gli Stregoni Bianchi) si sono maggiormente soffermati, e che ha occupato gran parte della loro produzione letteraria, è indubbiamente il concetto di Ardìl.
Secondo l’articolata lore di Edelëas, con tale termine l’antico aeda fèrathon Àstoreth di Hèrleon indicava la sostanza universale di cui ogni ente immanente (visibile e invisibile) è fatto.
Nella sua opera Il Tema della Creazione, egli afferma che tale sostanza non sia altro che un frammento infinitesimale da cui il Signore del Creato Eàhteril s’è separato a seguito della supplica della Grande Vheliam Ïlmatal, la quale era rimasta sconvolta dall’inesistenza nel Nulla oltre i confini di Vingolf (la dimensione trascendente che sta oltre l’Universo).
Nel mito cosmologico di Edelëas, l’Ardìl viene spesso simboleggiata mediante l’immagine del Sangue di Luce sgorgato dal petto di Eàhteril all’altezza del cuore.
Infatti il sangue in Edelëas (come nei sistemi tradizionali che si possono ritrovare nel mondo reale) è considerato simbolo della vita e veicolo della stessa. La Luce, di contro, è un simbolo che rimanda alla dimensione trascendente di Vingolf e all’essenza stessa del Signore del Creato.
Il cuore, invece, viene a simboleggiare la sede della conoscenza e del pensiero, oltre che il centro e l’origine dell’amore che permette la relazione tra gli enti.
Ciò sta ad indicare che, secondo quello che molti Fèrathim interpretano dalla descrizione di Àstoreth, l’Universo stesso è compartecipe e vive dell’essenza di Eàhteril.
Il Signore del Creato quindi, in qualche misura, è presente all’interno dei confini dell’Universo (pur non contenendolo tutto), e con quest’ultimo è in relazione d’amore e conoscenza.
Secondo una scuola di pensiero a cui aderì il famoso Mèrivot di Tintagel, dall’Ardìl (per mezzo della Musica di Ïlmatal che la increspa) vengono a generarsi i Tarèmyl, assimilabili non tanto agli atomi, quanto piuttosto alle particelle subatomiche.
Tale scuola, facente appunto capo alla città di Tintagel, asserisce che i Tarèmyl si “coagulerebbero” dal Sangue di Luce in fasi, allo stesso modo in cui il vapore prima si condensa prima in acqua e poi in ghiaccio.
Tutti i Fèrathim e gran parte dei filosofi degli altri popoli di Edelëas, a prescindere dalla scuola di pensiero, ritengono che l’Ardìl permei ogni angolo dell’Universo.
I filosofi umani (soprattutto quelli della scuola di Ilion-Èogar di Draxnor) ritengono che, se non venisse perennemente eccitata dalla Musica di Ïlmatal, essendo soggetta al tempo e allo spazio del Creato, l’Ardìl cesserebbe di avere increspature e quindi finirebbe per essere rigida, fredda e vuota.
Ciò impedirebbe non solo l’esistenza materiale, ma anche e soprattutto le interazioni tra le forze fondamentali invisibili che regolano e tengono unito l’intero Universo.
Data però l’osservazione della natura terrena e astronomica, molti filosofi umani, gnomici, elfici e fèrathon ritengono che un’Ardìl completamente immobile non sia possibile, e che Ïlmatal (proprio per il suo amore per l’Essere) con la sua Musica incessante impedisca il manifestarsi del Non-Essere.
Tutto questo ha come conseguenza l’idea che quello che agli Incarnati può apparire vuoto, in realtà, non è veramente vuoto, poiché, anche se non si possono vedere ad occhio nudo, vengono a coagularsi e dissolversi in tempi brevissimi tantissimi Tarèmyl in ogni angolo del Creato.
Secondo una corrente di pensiero facente capo ai filosofi della scuola di Avhelon, la Musica di Ïlmatal non “coagulerebbe” l’Ardìl, bensì la incresperebbe di metafisiche onde, le quali, interagendo tra loro, formerebbero i Tarèmyl allo stesso modo in cui due onde marine, scontrandosi, produrrebbero gocce di spuma bianca.
Per le proprietà che hanno tali onde (uguali a quelle del mare e a quelle sonore), esse possono annullarsi oppure sovrapporsi e divenire più forti e potenti.
Ma qualunque sia il loro risultato, per la scuola di Avhelon è indubbio che la relazione tra le onde è quella che viene messa in moto dalla Grande Vheliam Ïlmatal.
Un’altra scuola di pensiero, facente capo all’Ordine dei Bibliotecari di Aram-Assàruat, ritiene che i Tarèmyl non siano il prodotto delle onde metafisiche, bensì ch’essi siano le onde stesse, che s’innalzerebbero dalla superficie dell’Ardìl, senza da questa venir separate, per mezzo della Musica di Ïlmatal.
Quest’ultima idea ha come conseguenza che non solo, come asserisce la scuola di Tintagel, tutti gli enti del Creato siano fatti della stessa sostanza primordiale, ma che addirittura (a livello più intimo del reale) essi siano collegati imprescindibilmente tra loro.
Quindi ogni sentire ed emozione, ogni vita e morte, ogni azione e forza dell’Universo verrebbero trasfuse nell’Ardìl.
Queste poi influenzerebbero inevitabilmente e in maniera invisibile ogni ente (a prescindere dalle sue dimensioni e dalla distanza) anche se esso non ne è consapevole.
Ciò che viene sperimentato dagli Incarnati come separazione, in realtà, è dunque solo illusione.
Questa prospettiva filosofica porta il pensiero dei Bibliotecari di Aram-Assàruat a un livello più profondo ed elevato, e ciò comporta un’aspra critica ai preconcetti dati dall’esperienza quotidiana della molteplicità.
Il perché abbia voluto sviluppare diverse scuole di pensiero nel mio mondo immaginario, e non un sistema religioso che si basasse su una rielaborazione fantasy delle religioni rivelate come molti autori del genere hanno già fatto, è dato dalla mia esigenza intima di comprendere (mediante la mia scrittura e le avventure dei miei personaggi) quello che noi chiamiamo Dio.
Essendo la mia ricerca tutta in divenire, ed essendo che ciò che ad oggi reputo plausibile un domani potrei ritenerlo superato (cosa che ho già fatto per alcune mie teorie), ho deciso di lasciarmi aperte diverse porte interpretative. Per questo ho creato tale sistema metariflessivo, di modo che il mio pensiero (divenendo più maturo) possa trovar spazio nella lore di Edelëas senza conflitti o buchi di trama e, all’occorrenza, evolvere senza diventare granitico o pericolosamente dogmatico.
Potrà sembrare uno sforzo immane, per certi versi inutile in un contesto fantasy, ma sentivo che era assolutamente necessario!
Infatti nelle scuole di pensiero che ho sopramenzionato, si può rintracciare l’evoluzione del mio pensiero, il quale ha sempre affondato le proprie radici non solo nella filosofia, nella mistica e nella mitologia, ma anche e soprattutto nella fisica moderna.
Dall’idea di Einstein della materia quale energia condensata (la scuola di Tintagel), la mia visione sulla nascita del reale è passata poi all’idea quantico-ondulatoria (scuola di Avhelon), per poi abbracciare una visione più olistica con l’entanglement quantistico e la teoria del Campo Unificato (la scuola dei Bibliotecari di Aram-Assàruat).
Ritengo che, così facendo, oltre ad essermi liberato dalle catene del dogmatismo (che avrebbe reso Edelëas piatta e un mondo non spirituale o mistico quanto piuttosto rigidamente religioso), abbia trovato un modo originale di interpretare il fantasy non solo come un contenitore per racconti d’avventura d’evasione immaginifici, quanto piuttosto come un potente sistema di riflessione spirituale e teologico (nel senso etimologico del termine) che può restituire agli esseri umani del XXI secolo la bellezza e la profondità del mito che sa ancora parlare alla mente e al cuore.